Il IV Rapporto OSBR presentato l’11 giugno in Senato. Carusi: «Servono nuove risposte: definire gli strumenti per l’integrazione sociosanitaria, valorizzare il welfare sanitario integrativo come pieno complemento del SSN, riformare il sistema dei caregiver»
Roma, 11 giugno 2026 — Il sistema salute italiano si trova oggi alla prova di una transizione aperta, simultanea e multidimensionale — demografica, epidemiologica, sociale, tecnologica e ambientale — che non si risolverà in un nuovo equilibrio definito, ma costituisce lo scenario permanente entro cui ridisegnare le risposte di tutela. È la diagnosi che emerge dal IV Rapporto dell’Osservatorio Salute, Benessere e Resilienza (OSBR) della Fondazione RiES ETS, presentato oggi a Roma, presso la Sala ISMA del Senato della Repubblica, nel convegno “La salute che cambia: nuovi bisogni, nuove risposte”, promosso su iniziativa del Sen. Francesco Zaffini, Presidente della 10ª Commissione permanente del Senato.
Il Rapporto misura, attraverso l’Indice di Vicinanza della Salute (IVS®), la traiettoria del sistema lungo 72 indicatori, organizzati in 3 Contesti e 22 Domini, dal valore base 2010 sino al 2025. Il quadro che ne emerge è a luci e ombre: tenuta dei Domini più direttamente connessi all’erogazione delle prestazioni, indebolimento progressivo di quelli che ne misurano la sostenibilità prospettica, l’equità territoriale e la qualità del contesto di vita.
Il dato che merita la massima attenzione è la fragilità relazionale strutturale post-pandemica: a cinque anni dal biennio Covid, i Domini Mental Health, Isolamento e Coesione sociale non hanno recuperato integralmente i valori pre-2020. Isolamento si attesta a 84 punti (era 86 nel 2019), Coesione sociale a 93 (era 102), Mental Health a 101 (in flessione rispetto al 107 del 2023). L’erosione delle reti familiari e di prossimità — alimentata da migrazioni interne e invecchiamento — riduce la capacità delle famiglie di farsi carico dei propri membri fragili, generando il fenomeno della non autosufficienza sommersa, oggi solo parzialmente intercettata dal sistema dei servizi.
Sul fronte demografico e organizzativo, l’invecchiamento del sistema procede in parallelo a quello della popolazione: i medici di medicina generale per 10.000 abitanti scendono da 7,6 nel 2012 a 6,7 nel 2022, mentre la quota di medici “massimalisti” cresce dal 27,3% al 47,7%. La rinuncia a prestazioni sanitarie sale al 9,9% nel 2024 — circa sei milioni di persone — contro il 6,3% del 2019. Persiste la divergenza strutturale Sud–Nord nella capacità fiscale dei cittadini: l’elaborazione sul gettito IRPEF lordo pro capite per macroarea, introdotta in questa edizione del Rapporto, conferma che il contribuente del Mezzogiorno dispone in media del 73% del gettito medio nazionale, quello del Nord del 129%. Un divario che si riflette direttamente sulla capacità di accesso alle cure, anche in regime integrativo.
«La transizione demografica e la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale sono oggi due facce della stessa sfida — dichiara il Sen. Francesco Zaffini, Presidente della 10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato della Repubblica —. La società che invecchia impone al legislatore di accelerare sull’integrazione sociosanitaria e sulla piena attuazione del Sistema Nazionale per la popolazione Anziana Non Autosufficiente. Il IV Rapporto OSBR offre una base scientifica preziosa per orientare le scelte di politica pubblica».
«La metafora cardine del Rapporto — nuovi bisogni, nuove risposte — sintetizza la necessità di un cambio di paradigma assistenziale, spiega Duilio Carusi, Coordinatore Scientifico dell’Osservatorio Salute, Benessere e Resilienza. Servono nuove risposte su tre direttrici strettamente interconnesse: la definizione dell’integrazione sociosanitaria come superamento della frammentazione tra dimensione sanitaria e sociale; l’estensione del welfare sanitario integrativo come pilastro complementare e non sostitutivo del SSN, da governare con strumenti fiscali e regolatori adeguati; la riforma dei caregiver da sviluppare anche attraverso l’individuazione di nuove figure a contrasto del crescente burden sociale.
«I dati dell’Osservatorio Salute della Fondazione RiES confermano una tendenza che osserviamo in tutta la Regione Europea dell’OMS — afferma Chris Brown, Head del Venice Office for Investment for Health and Development, WHO Europe —. Le disuguaglianze di salute non sono un effetto collaterale della transizione, ma il suo principale fattore di accelerazione. Investire in equità economica, sociale e digitale è oggi la più efficace politica di salute pubblica».
«Il Rapporto della Fondazione RIES mette bene a fuoco l’evoluzione dei bisogni di salute della popolazione italiana, e al tempo stesso, le sfide che il nostro sistema di welfare è chiamato ad affrontare superando la frammentazione delle competenze istituzionali e le disparità territoriali — sottolinea Angelo Tanese, Direttore Generale di AGENAS —. Oggi implementando il modello delle Case della Comunità e la completa digitalizzazione del sistema dobbiamo ridurre progressivamente le distanze geografiche, sociali e organizzative che ancora limitano l’accesso alle cure, e far sì che nessun cittadino si senta abbandonato o lasciato solo».
Il Rapporto declina la risposta su sei direttrici interdipendenti: integrazione sociosanitaria e social prescription, valorizzazione del welfare sanitario integrativo, digital health come fattore di equità, coinvolgimento giovanile e health literacy, messa a fattor comune degli asset (anche extrasanitari) di sistema, coesione territoriale e armonizzazione LEA–LEP–LEPS.
Il IV Rapporto è disponibile su questo sito web e sul sito www.osservatoriosalute.it.